Architettura e città a Roma negli anni della seconda guerra mondiale

La transizione tra il fascismo e la democrazia



Abstract
Solo pochi anni separano gli edifici dell'E42, progettati tra il 1937 e il 1939, dal concorso per la realizzazione del Monumento ai Martiri delle Fosse Ardeatine (1944), ma si tratta di anni decisivi per le sorti del nostro Paese. Alla fine degli anni Quaranta, i cantieri abbandonati dell'Esposizione e l'immensa pietra tombale che suggella il sacrificio delle 335 vittime della rappresaglia nazista costituiscono, a poca distanza l'uno dall'altro, i due poli inquietanti della profonda trasformazione - etica oltre che linguistica - che l'architettura italiana ha attraversato. Su questo periodo cruciale non si è molto indagato sia per le oggettive difficoltà di rintracciare materiali che possano consentire analisi documentate, sia per una certa qual prudenza che per molti anni ha accompagnato l'ipotesi di ricostruire e connettere fra loro gli avvenimenti di quegli anni e le scelte personali che ebbero in quei momenti una grande importanza. Appare quindi di particolare interesse isolare nel panorama dell'architettura romana gli anni della guerra, sia per cogliere i temi che preludono ed innescano il processo di trasformazione, sia per individuare i fili della continuità che connettono l'architettura del fascismo a quella della democrazia. Infatti, nei primi anni di guerra, mentre si lavora ai cantieri dell’E42 e l’attività edilizia procede con ritmi quasi normali, viene messa a punto, da un gruppo diretto da Marcello Piacentini, una Variante generale al Piano regolatore nota con il nome di “Variante Generale del 1942” che, sebbene non sia mai divenuta legge e sia stata subito accantonata dopo gli eventi bellici, ha fortemente condizionato lo sviluppo della città nel dopoguerra.


 ULTERIORE APPROFONDIMENTO (TESTO ESTESO)

Solo pochi anni separano gli edifici dell'E42, progettati tra il 1937 e il 1939, dal concorso per la realizzazione del Monumento ai Martiri delle Fosse Ardeatine (1944), ma si tratta di anni decisivi per le sorti del nostro Paese. Alla fine degli anni Quaranta, i cantieri abbandonati dell'Esposizione e l'immensa pietra tombale che suggella il sacrificio delle 335 vittime della rappresaglia nazista costituiscono, a poca distanza l'uno dall'altro, i due poli inquietanti della profonda trasformazione - etica oltre che linguistica - che l'architettura italiana ha attraversato. Su questo periodo cruciale non si è molto indagato sia per le oggettive difficoltà di rintracciare materiali che possano consentire analisi documentate, sia per una certa qual prudenza che per molti anni ha accompagnato l'ipotesi di ricostruire e connettere fra loro gli avvenimenti di quegli anni e le scelte personali che ebbero in quei momenti una grande importanza. Appare quindi di particolare interesse isolare nel panorama dell'architettura romana gli anni della guerra, sia per cogliere i temi che preludono ed innescano il processo di trasformazione, sia per individuare i fili della continuità che connettono l'architettura del fascismo a quella della democrazia. Infatti, nei primi anni di guerra, mentre si lavora ai cantieri dell’E42 e l’attività edilizia procede con ritmi quasi normali, viene messa a punto, da un gruppo diretto da Marcello Piacentini, una Variante generale al Piano regolatore nota con il nome di “Variante Generale del 1942” che, sebbene non sia mai divenuta legge e sia stata subito accantonata dopo gli eventi bellici, ha fortemente condizionato lo sviluppo della città nel dopoguerra. L'architettura ha sempre fornito alla società uno strumento formidabile per autorappresentarsi. Per questo, nel parlare di architettura e di città è importante analizzare le connessioni che esse hanno con gli avvenimenti politici e con le trasformazioni sociali: in una parola, con la storia. In una ricerca che intende esaminare un periodo così particolare, cercare di spiegare i modi di manifestarsi dell'architettura senza coniugarli con i tragici accadimenti che hanno marcato in quegli anni la nostra città potrebbe risultare metodologicamente errato perché si rischia di ragionare in astratto e di analizzare solo l'apparenza delle cose. Senza lasciarsi trasportare da un facile determinismo, appare però necessario porre in relazione gli uni con gli altri poiché è la specificità delle condizioni a richiedere un metodo di analisi che non può prescindere da questo genere di intrecci. Tra l'interruzione dei lavori per la costruzione dell'E42 e il Mausoleo delle Fosse Ardeatine, c'è infatti il susseguirsi di avvenimenti drammatici che prendono l'avvio dal bombardamento di San Lorenzo da parte degli alleati il 19 luglio del 1943: la seduta del Gran Consiglio che provoca la caduta di Mussolini e poi il suo arresto (25 luglio), i bombardamenti del 13 agosto sul Tuscolano e sul Casilino e, il giorno successivo, l'unilaterale dichiarazione di "Roma città aperta", cioè smilitarizzata. (Roma subirà nel complesso 52 bombardamenti in cui si stimano siano morte circa 7000 persone)
L'armistizio dell'8 settembre, la fuga del Re dello Stato Maggiore e di gran parte del Governo e il conseguente disfacimento dell'esercito, la mancata difesa della città dai tedeschi e la battaglia di Porta San Paolo combattuta dai Granatieri e dai popolani di Roma. E poi i mesi più duri: l'occupazione nazista, la retata del 16 ottobre nel Ghetto. Kappler e gli aguzzini di via Tasso, la banda Koch e le torture nella pensione Jaccarino. Il coprifuoco, la fame, la borsa nera e i profughi. I focolai di resistenza, i Gap, la banda del Gobbo del Quarticciolo, lo sbarco degli Alleati ad Anzio (22 gennaio 1944). I mesi dell'attesa e della speranza. L'attentato di via Rasella, l'eccidio delle Fosse Ardeatine (24 marzo). La retata del Quadraro (17 aprile) e infine la liberazione di Roma, il 4 giugno del 1944.

 

 PUBBLICAZIONI

1. A. Bruschi (a cura di), Roma. Architettura e città negli anni della Seconda Guerra Mondiale, Gangemi, Roma, 2004
2. Roma in guerra, 1940-1943 (a cura di Lidia Piccioni), "Roma moderna e contemporanea", Università degli Studi di Roma Tre, anno XI, 3, settembre-dicembre 2003.
3. Francesca Romana Castelli, Un monumento diventato simbolo in "Capitolium Millennio", n.21, marzo - aprile 2002
4. Francesca Romana Castelli e Piero Ostilio Rossi, Una villa per la "banda" Petacci in "Capitolium Millennio", n. 13-14, dicembre 1999
5. Uno degli aspetti della ricerca era già stato parzialmente affrontato da Piero Ostilio Rossi in "La casa per tutti". Un tema di riflessione per gli architetti italiani negli anni della seconda guerra mondiale, pubblicato in "ArQ", Quaderni della sezione "Sperimentazione progettuale" del Dipartimento di Progettazione Urbana dell'Università "Federico II°" di Napoli, n. 2, dicembre 1989.

 

 ALTRI ESITI

Gli ulteriori sviluppi della ricerca hanno costituito la base per la conferenza di Piero Ostilio Rossi: "I primi studi per un nuovo piano di Roma. 1943-1948", tenuta nell'ambito del Master Europeo in Storia dell'Architettura della Facoltà di Architettura dell'Università Roma Tre, Aula Urbano VIII, via della Madonna dei Monti 40, 31 marzo 2006

 





Tipo di Ricerca
Ricerca Sapienza

Responsabile
Piero Ostilio Rossi

Anni
2001 - 2005

Struttura
Dipartimento di Architettura e Progetto

Componenti del gruppo di Ricerca
STRUTTURATI:
Lucio Barbera
ASSEGNISTI O BORSISTI:
Andrea Bruschi, Alessandra Capanna, Laura Iermano, Francesca Romana Castelli
MEMBRI ESTERNI:
Alberto Gatti, Diambra de Sanctis, Carlo Melograni, Alessandra Muntoni, Vittorio Vidotto, Lidia Piccioni, Pietro Scoppola

Settore
Architettura, Storia

ERC
SH2_5

Keywords
Roma, Architettura, Città, Seconda guerra mondiale, Fascismo, Democrazia

Link di approfondimento
QART
Quaderni di Ricerca e Progetto
Francesca Romana Castelli, in "Capitolium Millennio", n.21, marzo - aprile 2002
Francesca Romana Castelli e Piero Ostilio Rossi in "Capitolium Millennio", n. 13-14, dicembre 1999

Allegati
BRUSCHI_Copertina
“Capitolium Millennio”, n.21, marzo – aprile 2002
Una villa per la “banda” Petacci in “Capitolium Millennio”, n. 13-14, dicembre 1999