Progetto di trasformazione dei locali situati in via dei Bruzi 16 a Roma in centro di accoglienza diurna per migranti minori non accompagnati



Abstract
Il progetto del CivicoZero, un centro di accoglienza diurna per minori rifugiati, situato a Roma nel quartiere San Lorenzo, rappresenta in questo senso un caso esemplare perché dimostra che è possibile vincere il degrado di alcune aree urbane unendo spirito di accoglienza, impegno sociale e attenzione alla qualità e bellezza degli spazi. Un esempio di buone pratiche per le sinergie stabilite tra l'organizzazione non governativa Save the Children e i progettisti, appartenenti a un gruppo di ricerca della Facoltà di Architettura dell'Università Sapienza di Roma, che hanno creduto nel valore aggiunto conseguente all'interazione tra la ricerca nel campo della progettazione architettonica e gli obiettivi umanitari dell'assistenza e della tutela dei diritti dei minori.
Per rendere gli ambienti maggiormente ricettivi alle differenti situazioni e dotarli di quella polivalenza richiesta dal programma per l'accoglienza dei minori, il progetto individua nella variazione spaziale e nella flessibilità i principali obiettivi, assumendo come idea guida la dialettica tra il "contenitore", rappresentato dal manufatto preesistente, e i nuovi ambiti funzionali. L’articolazione dei volumi in relazione ai percorsi, il dosaggio della luce naturale in base alla profondità del corpo di fabbrica, l’uso di materiali leggeri e del colore hanno assunto un ruolo fondamentale nella definizione del carattere e dell’atmosfera del Centro.

 ULTERIORE APPROFONDIMENTO (TESTO ESTESO)

Il progetto del nuovo CivicoZero a San Lorenzo, adibito a Centro di accoglienza diurna per minori migranti non accompagnati, è frutto del contratto di ricerca stipulato tra Save the Children Italia Onlus e il Dipartimento di Architettura e Progetto (DiAP) Sapienza università di Roma per "lo studio di adeguamento funzionale e l'assistenza tecnica alla redazione del progetto di ristrutturazione e riqualificazione dei locali situati in via dei Bruzi n. 16 a Roma".
Un caso esemplare che dimostra che è possibile vincere il degrado di alcune aree urbane unendo spirito di accoglienza, impegno sociale e attenzione alla qualità e bellezza degli spazi. Un esempio di buone pratiche per le sinergie stabilite tra l'organizzazione non governativa Save the Children e la Facoltà di Architettura dell'Università Sapienza di Roma, che hanno creduto nel valore aggiunto conseguente all'interazione tra la ricerca nel campo della progettazione architettonica e gli obiettivi umanitari dell'assistenza e della tutela dei diritti dei minori migranti. Tutto questo ha portato all'impegno congiunto finalizzato alla creazione di un nuovo tipo di spazi per l'accoglienza, la protezione, il supporto e l'orientamento di giovani migranti in condizioni di marginalità sociale anche al fine di promuoverne l'integrazione nel tessuto sociale di riferimento.
Il progetto, pur nella sua dimensione contenuta, ha accettato e risolto diverse sfide lavorando su più livelli tra loro complementari. La riqualificazione dell’ex officina per la lavorazione delle materie plastiche per creare un centro diurno dedicato all'accoglienza di minori rifugiati, gestito dall'associazione internazionale Save the Children, ha costituito un importante esperienza di riflessione sul progetto degli spazi destinati a soggetti psicologicamente fragili, in condizioni di emergenza e appartenenti a culture tra loro differenti, ponendosi come intervento pilota di elevato valore sociale. La necessità dei minori migranti, non accompagnati, di condividere le proprie esperienze, spesso traumatiche, di raccontare di sé e delle difficoltà vissute e incontrate ha costituito infatti il punto di partenza dello studio progettuale. Il progetto è stato sottoposto a costanti verifiche con gli operatori sociali e l'associazione committente al fine di raggiungere i migliori risultati spaziali in rapporto alla condizione di vulnerabilità dei destinatari.
Per rendere gli ambienti maggiormente ricettivi alle differenti situazioni e dotarli di quella polivalenza richiesta dal programma per l'accoglienza dei minori, il progetto ha quindi individuato nella variazione spaziale e nella flessibilità funzionale i principali obiettivi assumendo la dialettica tra il "contenitore", rappresentato dal manufatto preesistente, e i nuovi ambiti funzionali come idea guida. A tale scopo l'edificio esistente, distribuito su unico piano e aperto direttamente su via dei Bruzi, viene ristrutturato e adeguato dal punto di vista normativo e impiantistico, mantenendo invariati i caratteri morfologici e materici tipici di un'officina-laboratorio. Al suo interno, un ampio e profondo spazio libero di circa 600 mq illuminato da lucernai e solo su due dei lati da finestre, vengono inseriti gli ambienti per le nuove destinazioni. Questi ultimi, connotati da una struttura più leggera in acciaio e policarbonato, sono concepiti come ambiti spaziali autonomi in collegamento visivo tra loro sia per venire incontro all'esigenza di controllo delle attività da parte degli operatori del Centro, sia per realizzare una spazialità fluida adatta alla vita comunitaria. Da qui un impianto planimetrico composto di due "maniche", una dedicata alla formazione e l'altra adibita a spazio espositivo e di ingresso, entrambi confluenti nel cuore del centro, una sorta di piazza coperta destinata all'incontro e allo scambio, dove poter svolgere attività diverse (musica, ballo, danza, spettacolo, biblioteca, gioco, etc...), ma anche riunirsi in piccoli gruppi o leggere appartati.
Le condizioni svantaggiate nell'esposizione alla luce del manufatto preesistente, vista la profondità del corpo di fabbrica e due lati ciechi, hanno reso il tema del dosaggio della luce naturale e artificiale una sfida importante del progetto influendo tanto sulle scelte relative all'impianto distributivo quanto su quelle dei materiali. In particolare, i materiali, individuati per le proprietà dovute al facile montaggio, alla leggerezza e alla capacità di filtrare la luce, hanno assunto un ruolo fondamentale nella definizione dei caratteri degli spazi, suggerendo un interessante lavoro sulle variazioni della permeabilità visiva dei diversi involucri utilizzati e sulle sensazioni prodotte dall'uso del colore.
La progettazione e la realizzazione del centro sono avvenuti in un arco temporale molto breve, tra marzo e settembre 2018. Tre anni dopo la sua apertura nell’ottobre 2018; il CivicoZero è diventato il nuovo Centro giovani del Municipio II di Roma Capitale, uno spazio di socializzazione e di incontro aperto a tutti i giovani del quartiere, un luogo dove svolgere attività molteplici e promuovere l'integrazione tra culture e generazioni diverse.

 

 PUBBLICAZIONI

Bochicchio L., Mandolesi D., Architettura per l'accoglienza. Il progetto del nuovo civico zero nel quartiere San Lorenzo a Roma , p. 1- 64, Edilstampa ISBN: 978-88-7864-136-5

Molteni P, "civicoZero, architettura per l'accoglienza" in ofARCH n. 158/2022 p. 34

Mandolesi D., Architettura per l'accoglienza. Il progetto del nuovo CivicoZero a San Lorenzo a Roma, Orienta Edizioni, 2018

 





Tipo di Ricerca
Convenzioni e conto terzi

Responsabile
Domizia Mandolesi

Anno
2018

Struttura
Dipartimento di Architettura e Progetto

Componenti del gruppo di Ricerca
ALTRI COMPONENTI:
Leila Bochicchio, Pina Colamarino

Settore
Architettura


Link di approfondimento
progetto completo con foto

Allegati
ESECUTIVI
Presentazione progetto civicozero